Il Parco

Parco del Labaro – Colli d’Oro

 

Colli d’oro (Labaro): la pineta sfregiata

Sulle alture al di sopra della borgata di Labaro, caratterizzate da ampie zone di verde, sorge alla fine degli anni 80 la zona residenziale di Colli d’oro, cosi’ denominata per la presenza di numerosi alberi di mimose che colorano il paesaggio in primavera.

Polmone di verde nel contesto del quartiere e’ una pineta di alberi ultra centenari di circa 10 ettari, comunque salvaguardata dall’ordinata, progressiva urbanizzazione della zona, anche in virtù degli impegni che i costruttori che operano in tale contesto vengono costretti a rispettare in cambio della possibilita’ di edificare altrove ulteriori cubature.

Nei successivi due decenni, la zona non cambia di molto la sua morfologia. Ulteriori spazi di verde pubblico vengono attrezzati con la realizzazione di parchi giochi per bambini ed una zona dedicata ai cani, nell’ambito del parco che viene successivamente intitolato a Marta Russo.

Alcune zone libere, che ben si presterebbero a nuove edificazioni, anche di strutture per servizi, di fatto non vengono utilizzate. Tra i pochi interventi, la realizzazione di un’orribile fontana che, ben presto, smette anche di funzionare.

Nel complesso, comunque, la zona e’ ben tenuta. Il collegamento con le arterie principali diviene negli anni più complicato a causa dell’incremento del traffico proveniente da zone della Flaminia esterne al GRA, che confluisce la mattina nel quartiere, nel tentativo di ridurre i tempi di percorrenza. Tuttavia, grazie anche alla vicinanza con la ferrovia Roma-Viterbo ed il Raccordo Anulare, i tempi di percorrenza rimangono sostenibili.

 

Chi e’ venuto a vivere qui ha fatto una scelta ben precisa: si e’ accollato l’onere di un collegamento distante dal centro citta’ in cambio di aria buona, tranquillita’ e silenzio.

La zona e’ letteralmente circondata da strutture sportive di tutti i generi. Esistono almeno cinque strutture di buon livello e ben attrezzate (palestre, piscine, campi di calcio e da tennis, pallavolo, etc.), facilmente raggiungibili e pienamente operative tutti i mesi dell’anno.

E’ questo il contesto in cui, a quanto oggi noto, gia’ dal 2006 viene concepito un intervento veramente assurdo: la realizzazione di un nuovo centro sportivo in grande stile (palazzetto per la pallavolo di 1.100 posti, foresteria, piscine) che la S.S pallavolo Lazio ottiene di poter edificare grazie ad una concessione comunale che riguarda proprio gran parte della pineta secolare che per tanti anni ha costituito il polmone verde della zona.

Risultato: abbattimento di oltre cento preziosi alberi, creazione di una struttura decisamente sovradimensionata rispetto alle esigenze del quartiere e, per quanto riguarda la usufruibilita’ da parte di persone che vengono da fuori, rispetto alla viabilità esistente.

In compenso, nella zona non c’è un distributore di benzina o un cinema ed i collegamenti pubblici assicurati dall’ATAC sono ancora largamente insufficienti.

L’ulteriore beffa e’ costituita dalla tipologia dell’intervento che rientrerebbe fra quelli destinati a “riqualificazione di zone periferiche degradate”, in netto contrasto con le caratteristiche della zona interessata, sopra evidenziate.

Il progetto, incredibilmente, sembra aver superato molti passaggi tecnico-amministrativi sebbene la zona sia sottoposta a numerosi, importanti vincoli di varia natura: paesistica, trovandosi limitrofa al Parco di Veio, archeologica (la villa di Livia e’ a due passi, così come le zone ricchissime di reperti della Celsa e di Saxa Rubra), idrogeologica (la struttura progettata verrebbe ad insistere anche su di un fosso che raccoglie acque piovane ed il disboscamento metterebbe a serio rischio di inondazione numerose abitazioni che si trovano su via Dalmine, una zona caratterizzata da un forte dislivello rispetto a quella sede dell’intervento. Inoltre alcune palazzi vicini sono stati realizzati al di sopra di terrapieni appositamente realizzati, che potrebbero risentire degli imponenti lavori di escavazione necessari per realizzare la struttura).

Da non sottovalutare anche l’inquinamento acustico che irrimediabilmente si verrebbe a produrre sia la fase realizzativa e la gestione dell’impianto.

Esiste anche un rischio di natura finanziaria: la società che farebbe realizzare la struttura si gioverebbe di finanziamenti assicurati,dal sistema bancario. Cosa accadrebbe in caso di difficoltà in corso d’opera, da non escludere visti i tempi che viviamo? Alberi abbattuti e centro non completato?

Infine, da alcune planimetrie sembrerebbe che la porzione di pineta che verrebbe asservita alla struttura sarebbe comunque enorme privando quindi, in ogni caso, la collettivita’ di poter beneficiare della parte che riuscirebbe a sopravvivere.

 

 

 

Comitato Colli D'oro


Contatore alberi abbattuti


tempo trascorso dell'inizio dei tagli:

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